Art 33 – Allenati 10 minuti a settimana

21/04/2024 Art 33 – Allenati 10 minuti a settimana Questo è un titolo un po’ clickbait, me ne rendo conto… Il motivo per cui l’ho fatto è perché ho intenzione di catturare la parte di audience più bassa della nicchia. Catturare quelle persone che ancora non fanno palestra e che vogliono iniziare ad allenarsi, ma che continuano a procrastinare. E l’obiettivo è regalargli una visione diversa da quelle ordinarie, ormai trite e ritrite, che sentono in giro. Prima però intendo riferirti che i miei articoli sono frutto di pensieri personali e non provati da alcun studio scientifico, quindi prendi le mie prossime parole come faresti in un discorso con un tuo coetaneo e non come se fossero derivate da una fonte autorevole e soggetto di studio. Iniziamo! Allora, se sei finito su questo articolo probabilmente avrai già ascoltato altri consigli da altri canali di comunicazione in giro per il web e, per catturare meglio la tua attenzione, a questo punto mi piacerebbe scrivere del fatto che anche io ero come te: un abile mago che, pur di procrastinare l’iscrizione in palestra, creava delle pozioni mentali capaci di autoilludersi di essere delle valide motivazioni per rimandare… purtroppo però, come specifico nell’articolo 1, io ho iniziato palestra per noia e per passare il tempo, ma questo è un altro discorso… Perché dovresti ascoltarmi allora? Ti starai chiedendo… Perché, anche se questo “metodo” non l’ho applicato in prima persona per iniziare il mio percorso in palestra, è stato lo stesso metodo che mi ha aiutato nell’iniziare tante altre abitudini della mia vita e credo che porti con sé quelli che sono, secondo me, i consigli più utili per quanto riguarda il primo passo nell’instaurare una nuova abitudine nella propria vita. In cosa consiste, quindi, il “metodo” che voglio trasmetterti in questo articolo? Consiste nell’iniziare ad andare in palestra per pochissimo tempo alla settimana; Questo perché, se ci pensi, anche il fatto di prepararsi la borsa e di andare fisicamente in palestra è un’abitudine. E nel momento in cui inizi il tuo percorso in palestra non stai facendo altro che iniziare tante abitudini insieme… Cosa c’è di male? Che ti ritrovi, da un giorno all’altro, con 3/4 abitudini nuove che non fanno altro che mandarti in uno stato di stress e di rifiuto; (tutto questo se riesci prima a superare il blocco iniziale della procrastinazione per l’iscrizione in palestra) Purtroppo non è possibile, nel caso della palestra, staccare le abitudini e solidificarle una a una… però, il solo fatto di imporsi un obiettivo molto più facile e raggiungibile, al contrario del classico “inizio palestra e faccio 3 allenamenti a settimana”, come “inizio palestra e faccio 1 allenamento a settimana di qualche minuto in base a come mi va”, è tanto più semplice e ti permette di superare una volta per tutte quello scalino iniziale della procrastinazione che ti impedisce di praticare palestra per più di qualche volta o di andare a fare l’iscrizione e smettere quindi di procrastinare. Questo, secondo me, perché più una cosa è complicata più il nostro cervello ci crea delle barriere mentali per non affrontarla. Il succo dell’articolo quindi è: poniti un obiettivo il più semplice possibile per creare un’abitudine all’inizio e cerca di sovrapporre meno abitudini nuove possibili. E, secondo me, un altro fattore che molte persone sbagliano è quello di iniziare la dieta in contemporanea alla palestra (articolo 9)… 2 abitudini tra le più complesse da instaurare per la maggior parte delle persone… e tu le vuoi veramente iniziare insieme? Buona fortuna. Luca.

Art 32 – Palestrato in Viaggio

14/04/2024 Art 32 – Palestrato in Viaggio Ho, di recente, fatto un viaggio Erasmus di un mese con degli studenti della mia stessa scuola… e, su 8 persone, eravamo in 3 ad essere realmente fissati con la palestra. Uno in particolare però era davvero fissato! Contava le calorie, non saltava un allenamento (piuttosto andava in una struttura di calisthenics) e si cucinava i pasti da solo dopo che noi altri 7 ci eravamo già cucinati. Per semplicità lo chiamerò ‘Bob’. Ora ti starai chiedendo: ‘Cosa c’è di male? Anzi, complimenti a Bob per la disciplina.’ Ecco, c’è un ma. La sua disciplina e dedizione lo hanno portato a rinunciare a parecchie esperienze con gli altri del gruppo, perché non rientravano nei parametri di quello che doveva fare. Desidero andare leggermente più nel dettaglio di questa storia per farti capire meglio cosa intendo. Le giornate, essendo uno stage, erano principalmente occupate dal lavoro in azienda; all’incirca quest’ultimo occupava fino alle 18, tra mezzi di trasporto e altro… E arrivata quell’ora ci riunivamo spesso, insieme ad altre persone dell’ostello, per parlare o per giocare a giochi di società ecc… Successivamente, data l’ora, ci ritrovavamo spesso a mangiare nel cortile per cena, oppure ad andare fuori. Infine, di media andavamo a fare un giro serale per vedere posti nuovi della città o per passare il tempo. Ecco, in queste giornate in cui stavamo tutti insieme, ovvero il 90% delle giornate, secondo te dove era Bob? Bravo, hai indovinato! Era, prima di tutto andato ad allenarsi… successivamente, dopo una doccia, procedeva nel prepararsi la cena… con successivo addormentamento nelle prime ore della sera. Detto questo, stima per Bob e complimenti per la disciplina… ma ne vale la pena? Ha senso investire il proprio Erasmus in questo modo? Per me, assolutamente no. E qui arriviamo al succo dell’articolo. Per me il viaggio deve essere una realtà distaccata dalla mia quotidianità; distaccata dalle mie abitudini e dalla mia routine. Penso, infatti, che non ci sia motivo che possa giustificare il comportamento di Bob. L’unica giustificazione, restando a tema bodybuilding, è che tu abbia una gara nelle vicinanze… per il restante dei casi per me è totalmente insensato. Credo che quello che si impara in viaggio sia nettamente di valore superiore a un mese di dieta e allenamento da routine non saltato. Come sempre, spero di averti regalato una visione in più sull’argomento e che l’articolo ti sia stato utile. Luca

Art 31 – Allenamento a sentimento

07/04/2024 Art 31 – Allenamento a Sentimento Diversi articoli fa ho espresso il mio punto di vista riguardo al fare la dieta in modo preciso, contando i macro. E, detto brevemente, in quell’articolo il messaggio era il seguente: “Essere fissati con la dieta ti stressa e ti fa perdere il bello della palestra, facendoti quindi vedere solo l’obiettivo e non il percorso.” Ecco, il messaggio circa è quello anche in questo articolo, solo che questa volta è in relazione all’allenamento in sé. Più nello specifico, al conteggio dei tempi di recupero e al mondo del progresso del carico con i relativi calcoli sui pesi e sulle ripetizioni. Disclaimer: come detto nell’articolo 9 (quello sulla dieta), ribadisco anche in questo articolo che il pensiero espresso di seguito è puramente personale e assolutamente non provato scientificamente; quindi prendilo con le pinze. Iniziamo! Cosa intendo con “allenamento a sentimento”? Intendo una filosofia di allenamento senza schemi precisi in relazione, come detto nelle scorse righe, al carico progressivo e a tutto ciò che ne concerne. In prima persona, io vado in palestra per divertirmi e staccare la testa; e non ho la minima voglia e intenzione di stare a fare dei calcoli per ottimizzare al massimo il risultato. Per un semplice motivo: per me, il percorso in sala pesi è una maratona e non una cento metri, quindi voglio godermelo a pieno rendendolo il più rilassato possibile con l’obiettivo di ottenere un percorso duraturo negli anni senza rischiare di mollare perché diventato troppo complesso e ricco di clausole limitative. Quindi, detto in modo più pragmatico: non tengo i tempi di recupero e non mi interessa il progresso del carico. Sia per quanto riguarda i tempi di recupero che per il progresso del carico, il concetto è parziale, non totale; nel senso che comunque cerco di migliorare i miei carichi tra un allenamento e l’altro e comunque mi piace avere una intensità elevata (soprattutto quando ho poco volume) per evitare di perdere il ritmo. Il punto però è il seguente: Sei sicuro che in vista di una maratona, come può essere il percorso in sala pesi, ti convenga essere fiscale sui tempi di recupero e sul progresso del carico quando magari non hai nemmeno un anno di allenamento alle spalle? Per me, come per la dieta, la risposta è no. Allo stesso tempo, però, ammiro chi è preciso in queste cose e che comunque rimane costante e riesce a divertirsi allo stesso tempo nei propri allenamenti. Prima di concludere, voglio parlarvi di un “ma”. Perché come in tutti i pensieri c’è un “ma” alla fine, che è il seguente: Nel momento in cui magari hai diversi anni di allenamento alle spalle e non riesci più a ottenere risultati che ti soddisfano in relazione all’effort investito nel proprio percorso, forse conviene considerare anche l’idea di tenere d’occhio le altre sfere del percorso in palestra, come la dieta, i recuperi e i carichi in modo più preciso. Luca.

Art 30 – Capire perché vai in palestra

31/03/2024 Art 30 – Capire perché vai in palestra Capire perché vai in palestra Voglio iniziare l’articolo con la seguente domanda: Perché vai in palestra? Che è diverso da ‘perché hai iniziato la palestra’… La risposta che probabilmente hai in testa in questo momento è quella che Simon Sinek, autore di ‘Partire dal perché’ (libro che ho da poco finito di leggere), chiamerebbe ‘il tuo perché’. O forse no… Ma che cosa è un ‘perché’? È quel qualcosa che intrinsecamente ti porta a prendere decisioni in funzione del raggiungimento di una costanza. Quel motivo che ti permette di essere disciplinato in un’attività che, portata avanti nei giorni, ti conduce all’obiettivo prefissato. Ecco, nel caso della palestra, il mio ‘perché’ è abbastanza astratto e, come molti ‘perché’, è difficile da spiegare a parole. Attualmente, infatti, mi verrebbe da dire ‘perché mi piace’… Cercando di andare in profondità con le motivazioni che mi spingono ad andare in palestra dopo due anni, infatti, mi vengono in mente dei benefici, come: Il raggiungimento di un’energia che mi fa sentire vivo post allenamento. oppure come: La felicità che si scatena ogni volta che mi guardo allo specchio e penso al percorso e al miglioramento che ha fatto il mio fisico. Il ‘perché’ in sé però non riesco a definirlo e forse non è nemmeno definito nella mia testa. Ma perché dovresti cercare il tuo ‘perché’? Facciamo prima un passo indietro… Qualche articolo fa (articolo 21) ho parlato di come puoi ingannare il tuo cervello per ottenere una maggiore costanza negli allenamenti; Beh, ho riflettuto a riguardo e in effetti può tornare utile come stratagemma all’inizio del proprio percorso, magari per prendere l’abitudine… però allo stesso tempo ho realizzato che a lungo termine esistono modi più interessanti ed efficaci per raggiungere lo stesso risultato. E il libro citato nelle scorse righe posso dire che mi ha aperto gli occhi a una visione alternativa a riguardo! Il problema sorge nel momento in cui si vogliono applicare empiricamente i concetti di questo suddetto libro. Infatti è da un po’ che rifletto a riguardo con l’intenzione di portare un articolo sul blog nel momento in cui avessi trovato il mio ‘perché’. Poi però mi sono reso conto che, anche se l’avessi trovato, non sarei riuscito a esprimerla efficacemente a parole, a causa della natura stessa del ‘perché’… Ma rispondiamo quindi alla domanda… perché dovresti impegnarti anche tu, come sto facendo io nell’ultimo periodo, a cercare il ‘perché’ del tuo percorso? Perché è fondamentale per raggiungere una disciplina duratura negli anni. Cosa cambia realmente però dal ‘perché’ al concetto espresso nel capitolo 21? Sembra sottile la differenza, ma a lungo termine cambia completamente la partita. Quello che credo io è che noi possiamo avere due tipi di motivazioni: -una motivazione intrinseca -una motivazione estrinseca Quella definita nell’articolo 21 fa parte del gruppo ‘estrinseco’, se così vogliamo definirlo, dato che è una sorta di manipolazione che ci applichiamo a noi stessi. Il ‘perché’ invece fa parte del gruppo intrinseco e di ispirazione. Per farti capire meglio la differenza, e per farla capire anche ai non lettori dell’articolo 21, vi faccio un altro esempio. La motivazione estrinseca è quella che puoi trovare su TikTok o su YouTube (ahimè, purtroppo anche nei social di spessore si trova della feccia) sottoforma di “video motivazionali” in cui ci sono persone che  ti insultano dicendoti cose del tipo “alza il culo dal divano pigro fallito e vatti ad allenare”.  Mentre quella intrinseca viene da te ed è duratura nel tempo ed efficace anche nei periodi più complessi e stressanti in cui la motivazione estrinseca non basterebbe a ‘farti alzare il culo dal divano per andarti ad allenare’. La vera forza del perché quindi è dovuta dal fatto che conosci il motivo per cui stai andando in palestra, che non è solo per raggiungere un risultato estetico, ma qualcosa di più profondo che va oltre la tua voglia di andare o no in palestra un determinato giorno e che ti porta quindi ad essere costante nel tempo. Luca.  

Art 29 – Paragonare i tuoi progressi a quelli degli altri

24/03/2024 Art 29 – Paragonare i tuoi progressi a quelli degli altri È risaputo che noi esseri umani tendiamo a paragonarci agli altri in diversi aspetti e ambiti della vita; è altrettanto noto che non dovremmo farlo perché, si dice, può portare esclusivamente a un risultato negativo. Ecco, il mio pensiero a riguardo è concordante con le righe soprastanti solo in parte, in quanto credo possa avere dei risvolti semipositivi. Secondo me, è tanto vero il fatto che paragonarsi agli altri possa abbassarti l’autostima, perché qualcun altro ha un fisico dal soggetto desiderabile, quanto il fatto che possa alzartela perché ti paragoni a qualcuno in cui ti vedi il te del passato. Mi spiego meglio! Per me, le categorie in cui è possibile classificare i soggetti con cui puoi paragonarti sono due: Quella che comprende i soggetti che stanno affrontando il tuo stesso percorso, ma che sono più indietro di te; e quella dei soggetti che giocano un’altra partita. Realisticamente parlando, a chi non dà soddisfazione il paragonarsi a una persona più indietro di te nella tua stessa partita? A nessuno, credo… Il paragonarsi invece a qualcuno che gioca un’altra partita non ha senso, a mio parere, e può solo portarti a risultati negativi. Esistono chiaramente altre variabili che non ho menzionato, come i soggetti che giocano la tua partita ma che sono più avanti di te, ma credo che non abbia più di tanto senso approfondire le categorie per rendere questo articolo di valore. Ma avviamo verso il succo dell’articolo! E lo faremo con una domanda, quella domanda che secondo me è fondamentale da porsi per sviluppare l’inizio del pensiero che voglio passarti con questo articolo: Perché ti paragoni agli altri? Lo fai perché, come me, ti stimola ad andare avanti e a migliorarti sempre di più in quello che fai o per altri motivi? Ma questi motivi ti portano a fare dei paragoni che ti portano risultati positivi o negativi? Penso di lasciarti con questa riflessione da sviluppare, dato che questo penso sia il modo migliore per terminare l’articolo… E spero di ritrovarti nel prossimo articolo con un pensiero più sviluppato e concreto. Luca.

Art 28 – Perché non vedi miglioramenti in palestra

17/03/2024 Art 28 – Perché non vedi miglioramenti in palestra Parto col dire che questo articolo non fa per i soggetti che non sono costanti nell’allenamento in sala pesi. In altre parole: se ti sei iscritto due anni fa in palestra perché hai visto un video motivazionale su TikTok e hai totalizzato solo 20 allenamenti, questo articolo non fa per te. Nel caso invece il tuo percorso in sala pesi sia dettato dalla costanza e dalla determinazione, ma altrettanto dettato dalle innumerevoli volte in cui ti guardi allo specchio senza vedere i miglioramenti desiderati, questo articolo potrebbe tornarti utile. Potrebbe offrirti una visione alternativa sul tuo percorso. Iniziamo! Voglio, come mio solito, iniziare l’articolo riportando la mia esperienza personale per poi rifletterci sopra e farci considerazioni… Due anni fa decisi di iniziare in palestra. [Immagine di quando ho iniziato in palestra] E fin da subito notai dei miglioramenti davanti allo specchio, ma una cosa non mi andava giù: l’idea di dover aspettare tanti anni per avere un fisico, a mio avviso, decente. Avevo realizzato, seppur vagamente, quanto fosse lungo il percorso che mi avrebbe portato ad essere soddisfatto sulla passerella della spiaggia. Non uso la parola ‘fatica’ per il semplice fatto che non mi pesava affatto andare in palestra. Mi alzavo la mattina pensando alla palestra, andavo a scuola e parlavo di palestra, andavo in palestra e andavo a letto godendomi i doms pensando nel frattempo di passare da tre allenamenti settimanali a cinque. La cosa però, come detto prima, che non mi andava giù era quella dannata idea di dover aspettare tutto quel tempo. Dove voglio andare a parare con queste righe? No, non ho iniziato a doparmi e… No, non ho smesso di allenarmi. Il messaggio che vorrei passarti è legato alla disciplina. Questa parola stra-abusata ormai sui social… che però secondo me nasconde un secondo significato dietro la costanza… Un significato che a me ha liberato la testa da tutti quegli obiettivi che mi ero auto-imposto e che non facevano altro che stressarmi e rendermi infelice davanti a un corpo che stava migliorando ogni giorno e che ogni giorno mi avvicinava all’obiettivo. La pazienza. Quello che però noto è che questo termine viene sempre inteso ‘negativamente’. Come se fosse qualcosa da sopportare per raggiungere i propri obiettivi. Una caratteristica indispensabile ma in qualche modo definibile come irritante. Il punto è questo; io credo che la pazienza sia quella cosa che ogni giorno mi faccia sentire felice e soddisfatto del percorso che sto affrontando. Quella caratteristica che antepone la felicità giornaliera al piacere dovuto dal raggiungimento dell’obiettivo finale. Secondo me la pazienza dovrebbe essere coltivata da tutti, per un semplice motivo che può anche prescindere dalla mia idea appena descritta: Essere felici giorno per giorno per il proprio percorso è un obiettivo possibile e raggiungibile, la ricerca del piacere dovuto dal raggiungimento dell’obiettivo non è fattibile. Perché? Perché non arriverai mai al fisico che desideri, vorrai sempre di più. Chiudo dicendo quindi che il motivo per cui non vedi miglioramenti è probabilmente legato al tuo eccessivo ossessionamento per il raggiungimento del suddetto obiettivo fisico, quando in realtà dovresti provare a goderti il percorso e a porti l’obiettivo di essere costante nel tempo piuttosto che vederti soddisfatto solo in quella realtà che hai in testa e che pensi di raggiungere dopo aver ottenuto il ‘fisico dei tuoi sogni’. Anche perché quella realtà non esiste. Luca.

Art 27 – La palestra, il mio psicologo alternativo

10/03/2024 Art 27 – La palestra, il mio psicologo alternativo La palestra, il mio psicologo alternativo Ho notato che negli ultimi tempi la figura dello psicologo sta tornando di moda nella vita delle persone; è passata da essere una figura, mi viene da dire “mal vista” nella società, ad essere un appoggio per molte persone, anche senza reali problemi psicologici… Fino a poco tempo fa il paziente, ritenuto dal credo comune idoneo alla seduta dallo psicologo, era una persona con problemi psicologici di un certo tipo; mentre oggi, come detto nelle scorse righe, sto percependo sempre di più un cambiamento netto di pensiero da parte di molte persone a riguardo. Ma, dato che non è questo il punto del discorso e dato che non ho grandi esperienze nell’ambito che mi permettano di esprimermi adeguatamente sull’argomento, voglio uscire dall’introduzione ed entrare nel corpo reale dell’articolo con una domanda: Tu hai uno psicologo? Questa forse può sembrare una domanda complessa; in realtà, quello che intendo io con “proprio psicologo” non è per forza la classica figura professionale che chiunque ha rappresentata bene o male nella propria testa… Piuttosto una qualsiasi figura o azione che ti riesca a mettere in contatto con la parte più profonda della tua mente. Un qualcosa che ti riesca a far discutere con i tuoi pensieri più profondi e difficili da ascoltare. So che potrebbe risultare un po’ astratta come cosa, ma in realtà lo psicologo (figura professionale) fa proprio questo, no? Ecco, arrivato a questo punto probabilmente non hai idea su come identificare il tuo “psicologo mentale” e soprattutto, non sai nemmeno se ne hai uno. Allora parto parlandoti del rapporto con il mio psicologo mentale. Che, come avrai già letto dal titolo, è la pura e semplice sala pesi. Non solo la ghisa però, spesso anche le persone all’interno della sala pesi… Perché ritengo la ghisa e le persone sudate della sala pesi i miei psicologi? Per il semplice fatto che scatenano in me una via di comunicazione con la mia persona più profonda. Ho trovato con la sala pesi un modo per riuscire ad elaborare e discutere i pensieri più complessi e difficili da raggiungere che appartengono alla mia persona. Ma detto ciò, hai capito quale è il tuo psicologo mentale? Potrebbe essere la lettura, la meditazione, la corsa o semplicemente parlare con un’altra persona per sfogarti… Ma quale è il punto di questo articolo, far trovare il proprio psicologo al lettore? In realtà no, quella è una ricerca interiore in cui non posso più di tanto aiutarti, in quanto puramente soggettiva; Il reale scopo dell’articolo è piuttosto farti capire che avere una figura o un’azione di riferimento che ti permetta di comunicare con la tua persona a 360 gradi potrebbe essere molto utile. Così quindi mi collego alla sezione dell’articolo in cui riporto i vantaggi che ho trovato io in prima persona nell’avere uno “psicologo mentale”. Il primo tra tutti è sicuramente la gestione delle emozioni. Grazie al mio psicologo mentale riesco a separare i miei comportamenti dalle mie emozioni e questo mi permette non solo di relazionarmi meglio con le altre persone, ma anche di essere più in pace con me stesso. Un altro vantaggio è riferito a quello che io chiamo lo “spazio mentale”. Ci dovrei fare un articolo per riportare bene quello che intendo con queste due parole (che non è la definizione oggettiva)… detta brevemente però è la stanza che abbiamo in testa che ha due caratteristiche principali: è finita e ad ogni pensiero si riempe di mobili. Cosa succede quando hai troppi pensieri per la testa? Semplice, non ne entrano altri e soprattutto inizi a fare male tutte le task giornaliere che hai il compito di portare a termine. Il vantaggio quindi sta nel avere più spazio mentale, dato che molti mobili riesco a portarli fuori dalla stanza grazie allo psicologo mentale. Bene, ce ne sarebbero tanti altri da riportare, ma credo che alla fine ognuno ha i propri e che non avrebbe molto senso fare una lista di 20 vantaggi… Quindi termino l’articolo sperando di averti suscitato una piccola fiamma di curiosità che ti condurrà alla ricerca del tuo possibile psicologo mentale. Al prossimo articolo. Luca.

Art 26 – L’arte dello spotting

03/03/2024 Art 26 – L’arte dello spotting Oggi voglio parlarti del mio legame con lo spotting in palestra. Ma che cos’è lo spotting? Per me è un’arte; è quella cosa che ti permette di spingerti oltre e di aiutare gli altri a superare i propri limiti durante un allenamento. La definizione che spesso viene data è la seguente: “assistere e proteggere chi sta sollevando pesi in certi esercizi più pericolosi.” Per quanto mi riguarda, però, credo che sia una descrizione incompleta. In realtà, penso che si avvicini maggiormente un’altra definizione trovata online che, però, riguarda il settore automobilistico. Ovvero: “Persona che tiene costantemente sotto controllo sia il proprio pilota sia ciò che avviene altrove in pista.” Penso infatti che lo spotter in palestra non abbia solo il compito di evitare che il soggetto protagonista dell’azione si infortuni, ma che abbia anche il compito di aiutarlo a superare i suoi limiti, dove non riesce normalmente ad arrivare da solo. Cosa intendo per limiti? Sia limiti mentali, dovuti dalla paura di infortunarsi, ma che grazie ad uno spotter riesci ad oltrepassare; ma anche limiti fisici per quanto riguarda il rendimento muscolare… grazie ad uno spotter è possibile fare quelle 2 ripetizioni finali in più che da solo non avresti fatto. Adesso però lasciamoci le definizioni alle spalle e iniziamo a parlare del rapporto che ho io con l’arte dello spotting! Io credo che lo spotting possa cambiare completamente un allenamento. Avere una persona che ti fa sentire sicurezza anche con carichi sfidanti o nuovi, che ti motiva e che ti fa chiudere quelle 2 ripetizioni finali in più è la svolta. Nel calcio il coach ha 2 compiti solitamente: motivarti e dirti come agire nelle diverse situazioni. In palestra però lo spotter non è solo un coach… in palestra lo spotter fa tanto altro e credo che non sia minimamente paragonabile ad una persona che ti urla dalla panchina quello che devi fare mentre tu corri come un pazzo nel campo. Beh, arrivato a questo punto mi resta solo da argomentare il perché di questo articolo e i vantaggi che puoi trarne a livello interiore. Questo blog infatti, per chi non lo sapesse, è nato con lo scopo di mettere in relazione la crescita interiore con la palestra e per ogni articolo argomento il perché che ho trovato io riguardo all’argomento dell’articolo stesso. Quindi quale è il perché di questo articolo? L’arte dello spotting a parer mio concerne molti perché, quello che però regna sovrano su tutti gli altri è ancora lo stesso: la creazione di relazioni con altre persone. Nonostante tutti i vantaggi pratici, riguardanti l’allenamento in sé, citati in precedenza, il vantaggio principale rimane lo stesso di molti altri articoli su questo blog. Mi dispiace per tutti quei lettori che non riescono a cogliere questo enorme mondo della crescita interiore, o che magari non lo sfruttano a pieno come invece potrebbero. Per salutarti voglio lasciarti con la seguente frase: “La creazione di network ti cambia la vita, lo spotting anche l’allenamento”. Luca.

Art 25 – Esplorazione interiore con la Ghisa

25/02/2024 Art 25 – Esplorazione interiore con la ghisa Oggi parlerò della conoscenza di sé; la comprensione del proprio cervello. Nonostante abbia trattato diversi argomenti legati alla crescita interiore, non ho mai affrontato l’argomento dell’esplorazione vera e propria. Oggi parlerò di una strada piena di buche, da evitare o da superare dopo esserci caduti dentro, che ad ogni chilometro ti permette di comprendere meglio come evitare di ricadere nelle vecchie buche in cui sei già caduto nel caso te le ritrovi nuovamente davanti. Questa è la mia definizione di esplorazione interiore. Per me, più una persona percorre la propria strada piena di ostacoli, meno saranno le buche in cui cadrà continuando ad andare avanti. Qui sorge spontanea una domanda: non sarebbe sufficiente evitare di percorrere la strada per non cadere nelle buche? Beh sì, però se resti fermo dove sei devi accettare il fatto che ogni tanto ti si possa formare un cratere sotto i piedi da cui non riesci facilmente ad uscire perché se non è il primo, è uno dei primi buchi da cui devi uscire e che a causa del fatto che sei sempre rimasto sulla linea di partenza non hai la forza, né l’esperienza necessaria per uscirne. Arrivati a questo punto devi porti la seguente domanda: percorro la strada e affronto ogni giorno le battaglie per rialzarmi dalle buche in cui cado; oppure preferisco affrontare una grande battaglia ogni tanto? Non è banale la risposta, a parer mio entrambi i percorsi sono complessi… Quello che però preferisco attualmente è continuare a percorrere la strada e rialzarmi dalle diverse buche settimanali piuttosto che rischiare di rimanere dentro un cratere per troppo tempo a causa del fatto che non so come affrontarlo. C’è un’altra domanda che probabilmente ti stai facendo da un po’: ma cosa c’entra tutto questo con la palestra? Ecco, tornando alla metafora di prima, credo che la palestra sia attualmente il tratto di strada che sto percorrendo. Grazie alla palestra, infatti, non sto allenando esclusivamente i muscoli, ma sto imparando a rialzarmi da molte buche che non avrei neanche mai immaginato. E la cosa bella, rispetto alla decisione di affrontare i crateri, è che le mie buche diventano sempre più piccole e meno profonde fino a chiudersi del tutto, dando spazio a nuove sfide da affrontare e superare. Perché proprio la palestra come strada, e quali buche ti presenta davanti? La risposta alla prima domanda la trovi nel primo articolo… La risposta alla seconda domanda, invece, non la so nemmeno io, ma sappi che in questo blog ogni settimana racconto le buche che ho superato o scoperto grazie alla palestra. Luca.

Art 24 – Perchè dovresti Iniziare Palestra

18/02/2024 Art 24 – Perchè dovresti Iniziare Palestra Questo articolo sarà un riferimento per chi cerca motivazioni per iniziare un percorso in palestra. Ora, tu che appartieni a questo gruppo, sappi che per scrivere questo articolo ho dovuto tradire la mia fanbase, dato che loro già frequentano la palestra e hanno già sperimentato il suo potere… Prima di iniziare, voglio dirti che qui non troverai le solite motivazioni che si trovano in giro sul web, ma considerazioni personali da parte mia: un ragazzo di 18 anni che pratica la palestra da circa due anni. Iniziamo! Navigando sul web, ho notato che tutte le risorse sulle motivazioni per iniziare la palestra non affrontano mai il discorso della crescita interiore, ma si concentrano sul mondo esteriore legato alla crescita. Mi chiedo: esiste ancora qualcuno che ha bisogno di leggere articoli sui benefici fisici della palestra? Dopo tutte le fonti di informazione a cui siamo esposti oggi, è inconcepibile… Se fai parte di questo secondo gruppo, ti invito gentilmente a uscire dal mio blog! Scherzi a parte, credo che i benefici esteriori siano evidenti dopo alcuni mesi di costante allenamento in palestra; quelli interiori, invece, passano spesso inosservati, come i benefici per il nostro cervello. I benefici interiori che ho riscontrato sono: – Miglioramento dell’autostima– Maggiore disciplina– Maggiore propensione alla creatività e alla ricerca attiva di input Il miglioramento dell’autostima è ben noto, ma quello che ho notato su di me è un cambiamento nella percezione della realtà. Grazie a una maggiore autostima, vedo gli eventi e le persone in modo diverso, cercando sempre di trarne vantaggio. Parliamo ora della disciplina! Che cos’è la disciplina? È avere costanza in un’attività? Avere autocontrollo? Rispettare regole? Per me, la disciplina è anche autostima. Prima di vedere me stesso come una persona disciplinata, dovevo prima acquisire fiducia in me stesso. Ma qual è la relazione tra disciplina e iniziare la palestra? Per me, è il perseguire un obiettivo. La ghisa insegna la costanza come nessun altro. Infine, la creatività. Chi vuole costruire un fisico desiderabile è un creativo che sceglie uno dei mestieri più difficili. Capire che è possibile affrontare una sfida così complessa ti fa capire che puoi costruire qualcosa di tangibile nella vita. Il mio obiettivo con questo blog non è solo motivarti a iniziare la palestra, ma anche a riflettere e a fare domande. È quello che cerco di fare con ogni articolo di GhisaExp. Luca.