14/09/2023
Art 2 - Cosa provo quando non mi alleno
Da circa un anno ho maturato una mia definizione di disciplina che racchiude dei concetti che non ho mai sentito dire da nessuno, sia online che offline.
Ma prima parliamo di quella che io e le fonti che mi hanno influenzato nell’ultimo anno riteniamo essere la definizione di quest’ultima.
(Quella sana, non quella malata che vendono gli influencer americani)
Ovvero la combinazione di forza di volontà e motivazione che ci spingono ad attuare delle azioni con costanza, evitando di farci trascinare dai nostri istinti, impulsi e desideri in maniera costante.
Beh, tutto sommato non è troppo diversa dalla mia definizione.
Anche se ritengo che le piccole differenze che andrò a scrivere qui sotto meritino uno spazio sul mio blog…
Senza dilungarmi troppo nell’introduzione, iniziamo a parlare del succo dell’articolo.
E lo voglio fare con una domanda:
(ovviamente do per scontato che tu abbia provato almeno una volta ad essere costante in qualcosa)
Cosa provi quando non porti avanti un’abitudine per un po’ di tempo?
Non parlo di 1/2 giorni, andremmo a sfociare nella tossicità produttiva con le prossime righe.
Parlo piuttosto di 2+ settimane.
Che però non sono giustificate da un evento valido.
Quello che succede a me è la nascita di una sensazione di leggero malessere.
Nel momento in cui non porto avanti le mie abitudini, o faccio qualcosa che più generalmente mi migliora come persona, mi dà fastidio.
Ho bisogno di migliorare in qualcosa nelle mie giornate altrimenti le ritengo inutili.
È tossico?
Forse sì, ma nella mia realtà non lo è affatto.
Per me migliorare in qualcosa può derivare da quasi ogni azione.
Mi aiuto con un esempio.
Sono stato in vacanza negli ultimi 20 giorni e le sensazioni che ho provato le posso dividere in 2 gruppi:
Ovviamente il gruppo che comprende tutte le classiche “abilità” che si apprendono in viaggio.
(Fondamentali per crescere interiormente secondo me).
E il secondo gruppo che comprende l’insieme di sensazioni derivate dal cambiamento di routine.
Beh, in vacanza ho volutamente staccato tutte le mie abitudini per infiniti motivi che non elencherò.
(Oltre che per fare una pausa che ogni tanto serve per riflettere e per staccare la testa.)
Tra cui la curiosità di vedere come sarebbe cambiato il mio umore.
E ho scoperto che dopo circa 2 settimane tendevo a tornare alle mie solite abitudini perché ne sentivo il bisogno.
Non stavo male, mi sentivo semplicemente meglio andando a letto sapendo di essermi avvicinato ai miei obiettivi, anche se in minima parte.
Magari evitando di mangiare zuccheri una volta in più…
Quello che intendo dire, però, con questo esempio, è che anche le piccole cose, come le sensazioni che ho provato in queste vacanze, se riesci a contestualizzarle, possono essere utili.
Il solo fatto di sapere che tendo a tornare alle mie abitudini dopo un periodo di stacco può essere utile.
Infatti, ora conosco meglio il mio corpo e la mia mente rispetto a prima delle vacanze.
Forse allora la mia definizione di disciplina è essere consapevoli di tutte le nostre azioni e saperle contestualizzare in ambito di miglioramento e nel raggiungimento del proprio grande obiettivo finale.
Per molti questo articolo potrebbe sembrare tossico, ma io credo che navigare senza una rotta e una meta finale sia triste e mediocre.
L’ho sperimentato in prima persona per 3 anni.
Luca.
